Harold è un ragazzo problematico, figlio di una madre disfunzionale, egocentrica e anaffettiva. Non ha amici e si diverte a inscenare il suo finto suicidio in vari modi pittoreschi, per spaventare l’insopportabile genitrice; inoltre, come hobby, frequenta funerali di sconosciuti.
Maude invece è una donna che vive la vita con passione, ha amato ed è stata amata, ha girato il mondo e abita in una specie di salone delle meraviglie, pieno di oggetti provenienti da tutto il pianeta.
Ciò che ha visto e le persone che ha in- contrato fanno la ricchezza della sua casa e del suo essere. Il suo è un personaggio mercuriale, vulcanico, sempre curioso e accogliente verso ogni novità.
Maude è l’amore e il coraggio per la vita che Harold non ha. In Harold e Maude si incontrano vecchiaia e giovinezza, ma a poli invertiti.
Harold ha vent’anni. Maude quasi ottanta.
Note di regia
Ciascuno di noi vede nella propria vita centinaia di film, ma sono pochi quelli che si ricordano, che restano impressi. Uno di questi è sicura- mente “Harold e Maude”, non a caso conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. È un film del 1971 e sia che l’abbiate visto da bambini, come me, sia che lo abbiate visto da adulti…, a nomi- narvelo direte: “Ah si, certo! Harold e Maude! Bellissimo!” Non viene replicato molto spesso in televisione, anzi quasi mai. …eppure rimane, la storia resiste tenacemente nella memoria. Perché? In cosa consiste il fascino di questa fiaba delicata, profonda e sovversiva? Di cosa parla? Harold è un ragazzo problematico che si diverte a inscenare il suo finto suicidio, Maude è una donna che vive la vita con passione, piena di quell’amore e quel coraggio per la vita che Harold non ha. In Harold e Maude si incontrano vecchiaia e giovinezza, ma a poli invertiti. “Harold e Maude” è la storia del loro incontro, e del loro amore. Ma è anche il racconto simbolico della crescita di Harold, il suo diventare uomo, che va al di là della sua iniziazione sessuale, quello è un attimo, dentro al ben più impor- tante percorso di scoperta e affermazione di se stesso. È un film cult, dicevamo, del 1971. Perché metterlo in scena oggi? Perché abbia- mo sempre bisogno di incontrare e accogliere qualcuno che ci aiuti ad amare la vita, a pensare l’impossibile, a interrogarci su chi siamo. Perché la solitudine, l’incomunicabilità, il sentirsi in trappola senza vedere via di fuga, la mancanza di punti di riferimento adulti, rende il personag- gio di Harold contemporaneo come un odierno hikikomori. Ma anche perché è una commedia divertente, oltre che profonda. E poi perché il personaggio di Maude sembra tagliato su Ariella Reggio: la sua vivacità, la comicità che la rende senza età, perenne bambina irriverente, il tipo di sensualità che esprime “sono” Maude. Per come la vedo io, una figura quasi magica, un vero e proprio maestro (nella finzione e sulla scena, in questo caso), un maestro che non insegna regole, ma ti permette di osare e di scegliere, mostrandoti la strada. Il teatro è il luogo in cui possono coesistere, in modo coerente, due realtà, proprio come coesistono dentro di noi diversi modi di percepire quello che ci circonda. Nella trasposizione sulla scena di “Harold e Maude”, noi faremo coesistere il mondo della finzione, espresso dagli adulti che circondano Harold, ingabbiati nei loro ruoli, nelle loro maschere, incapaci di dialoghi veri, con il mondo vivissimo di Maude, luminoso, e iperrealista, quasi accecante rispetto al mono- colore in cui si muovono gli altri. Lasceremo emergere tutto il grottesco e la comicità che nasce dallo scontro tra due modi di essere, in questa fiaba per adulti o quasi adulti che, tra famiglie disfuzionali, suicidi simulati o effettivi, tabù sessuali infranti, prova a renderci un po’ più liberi e felici.
Diana Höbel




