“Ci sono cinque tipologie di attrici” diceva Mark Twain ”le cattive, le passabili, le brave, le grandi e poi c’è…SARAH BERNHARDT” “SARAH” adattamento dall’originale inglese di John Murrel del celebre drammaturgo francese Eric Emmanuel Schmitt. Questo testo contemporaneo presentato al Festival d’Avignone e interpretato a Parigi da Fanny Ardant, è un atto d’amore di uno scrittore americano per una Diva immortale: Sarah Bernhardt. Un’artista senza tempo, o meglio, al di fuori del tempo. Una donna che attraversa il tempo e la storia e che con la sua arte e le sue stravaganze ha costruito di se stessa il primo fenomeno vivente di “divismo” nella storia dello spettacolo al femminile. Dormire in una bara o girare per le strade con animali selvatici al guinzaglio erano il frutto di una costruzione meticolosa di un personaggio intellettuale fuori dalla norma. Qualcosa di irripetibile. Una rivoluzionaria anticonformista che per prima si volle imporre sulla scena in abiti maschili nella parte di Amleto, spiazzando opinione pubblica e critica. Una gamba amputata non riesce a fermare l’inarrestabile flusso vitale che guida questa grande eroina del teatro, giunta al crepuscolo della sua vita, verso un desiderio quasi ossessivo d’immortalità. Un mito vivente che riscrive il suo tumultuoso ed esilarante percorso di vita sulla pelle dello schiavo-servitore Pitou, con il quale instaura un gioco al massacro sadomasochistico, obbligandolo a subire la sua rabbia quotidiana e che preso a capo espiatorio gli impone di interpretare i personaggi del racconto della sua vita: da Oscar Wilde a Bernad Shaw, al suo impresario, alla madre. Una partita a due dove il ritmo rapido e fortemente ironico delle battute e il continuo entrare e uscire dalla finzione teatrale compongono una partitura di assoluto divertimento. Un testo sarcastico dove il comico e il drammatico si alternano per la costruzione di una grande personalità d’artista che ai nostri occhi ci appare come una “Madonna” di altri tempi, quindi iconica, grottesca, divertente, esasperata e disperata di fronte a una parola FINE che per lei non dovrebbe arrivare mai.




