Il malato immaginario

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Molière mette in scena le vicende familiari del povero Argante, un ipocondriaco che si circonda di medici inetti e furbi farmacisti, ben contenti di alimentare le sue ansie per torna- conto personale. Argante è a tal punto prigioniero della sua pau- ra, da voler maritare la figlia Angelica con il figlio di un medico, benché la ragazza sia innamorata del giovane Cleante, in modo da avere così un dottore in famiglia sempre a sua disposizione. Sua moglie Belinda (matrigna di Angelica) è una donna avida e meschina, che disprezza il marito e lascia che Argante, vittima di se stesso, diventi il burattino di chi gli sta intorno. Ma grazie all’intervento della furba e affezionata serva Tonina e del fratello, Argante ordirà un inganno in grado di fargli aprire gli occhi sulla realtà che la circonda.

Note di regia
Il teatro come finzione, come strumento per dissimulare la realtà, fa il paio con l’idea di Argante di servirsi della malattia per non affrontare “i dardi dell’atroce fortuna”.
Il malato immaginario ha più paura di vivere che di morire, e il suo rifugiarsi nella malattia non è nient’altro che una fuga dai problemi, dalle prove che un’esistenza ti mette davanti.
La tradizione, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiaia, identificando di conseguenza il ruolo del malato con un attore anziano o addirittura vecchio, ma Moliere lo scrive per se stesso quindi per un uomo sui 50 anni, proprio per queste ragioni un grande attore dell’età di Emilio Solfrizi potrà restituire al testo un aspetto importantissimo e certe volte dimenticato. Il rifiuto della propria esistenza. La comicità di cui è intriso il capolavoro di Moliere viene così esaltata dall’esplosione di vita che si fa tutt’intorno ad Argante e la sua continua fuga attraverso rimedi e cure di medici improbabili crea situazioni esilaranti. Una comicità che si avvicina al teatro dell’assurdo, Moliere, come tutti i giganti, con geniale intuizione anticipa modalità drammaturgiche che solo nel ‘900 vedranno la luce. Si ride, tanto, ma come sempre l’uomo ride del dramma altrui.
Guglielmo Ferro

Emilio Solfrizzi
Laureato al DAMS di Bologna, nel 1985 Solfrizzi forma con il compagno di studi Antonio Stornaiolo la coppia comica Toti e Tata, che avrà grande popolarità nei primi anni ’90, realizzando per quasi un decennio spettacoli teatrali e televisivi, che riscuotono un grande consenso di pubblico e critica.
Dopo alcune partecipazioni televisive (fra cui Striscia la notizia), arriva la grande popolarità con le serie tv “Sei forte maestro” e “Tutti pazzi per amore”, ma anche con ruoli più drammatici come in “Luisa Sanfelice” (2004) di Paolo e Vittorio Taviani e in “Giovanni Falcone. L’uomo che sfidò Cosa Nostra” (2006) di Antonio e Andrea Frazzi. Numerosi i film diretti fra gli altri da Cristina Comencini, Silvio Soldini e Sergio Rubini. Negli ultimi anni a teatro è protagonista con Lunetta Savino di Due di noi di Michael Frayn, Sarto per signora di Feydeau con la regia di Valerio Binasco, Il borghese gentiluomo di Molière per la regia di Armando Pugliese, A testa in giù di Florian Zeller, diretto da Gioele Dix, Tutto il mondo è un palcoscenico, scritto e diretto a quattro mani con Antonio Stornaiolo.

SCHEDA SPETTACOLO

Genere:

Stagione teatrale:

Attori protagonisti:

Emilio Solfrizzi

Autore:

Moliere

Regia:

Guglielmo Ferro

Attori non protagonisti:

Lisa Galantini, Antonella Piccolo, Sergio Basile, Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Pietro Casella, Cecilia D’amico e con Rosario Coppolino

Durata:

Ripresa:

SI

Produzione:

Compagnia Moliere La Contrada – Teatro Stabile di Trieste in collaborazione con Teatro Quirino – Vittorio Gassman

Note: