“Il piacere dell’onestà”, scritta del 1917, sarebbe un bel messaggio per la società ipocrita e disonesta di questi tempi. È un testo breve, ma non semplice e dalla trama molto intricata, che tratta di temi di carattere esistenziale, come quelli della differenza tra l’essere e l’apparire o tra la “maschera” e chi si è veramente.
Angelo Baldovino, un nobile decaduto, malvisto dalla società in cui vive a causa del suo passato costellato di imbrogli dovuti al vizio del gioco. Egli, su invito di un vecchio compagno di scuola, accetta di unirsi in matrimonio ad Agata, una giovane donna che aspetta un bambino da un nobile ammogliato, il marchese Fabio Colli. Un matrimonio, insomma, che deve creare l’apparenza della rispettabilità ed evitare lo scandalo, permettendo il continuare della tresca. Baldovino con quella scelta, vuole farsi vendetta “contro la società che nega ogni mia firma”, cercando di apparire onesto in un mondo che non rende affatto facile esserlo. Solo che quell’apparenza di onestà che gli viene richiesta spinge via via Angelo a comportarsi in modo sincero mentre tutti gli altri attorno a lui continuano a essere i mascalzoni di sempre. Solo la giovane Agata ne coglie il senso profondo, nutrendo per lui una specie d’amore. Così quello che è nato come un inganno sociale si trasforma nell’unione vera di due esseri.
Geppy Gleijeses, dopo il successo della sua magnifica interpretazione di Domenico Soriano in “Filumena Marturano, affronta il protagonista de “Il piacere dell’onestà” con la classe indiscussa del primo attore, affiancato da un’attrice che si divide tra il cinema e il teatro, Vanessa Gravina.
La regia è di Liliana Cavani, la più grande regista donna che abbiamo, di fama internazionale.
Così la stampa:
“Nello spettacolo della Cavani è la limpidezza con cui è trattata la torbida materia. Ho percepito un senso (buono) dell’antico, del sobrio, del silenzioso. Merito primo e assoluto di Geppy Gleijeses, misurato allo stremo e poi di Vanessa Gravina, luminosa.” Voto: 8 Franco Cordelli – Corriere della Sera
“Sapori viscontiani e introspezione. Baldovino è reso da un grandissimo e medianico Geppy Gleijeses che riesce, in modo formidabile, a ricostituire la sagoma malsana e surreale d’una sorta di magnetico Salvo Randone.” Rodolfo Di Giammarco – La Repubblica




