La Gilda è il soprannome di Rita, una bellezza da bassifondi, appassionata e sensuale, ma
anche spaventata e pudica, che brucia la sua vita tra le strade e le case popolari del quartiere
Mac Mahon, in una Milano anni Cinquanta che non esiste più.
Ha fatto del letto la sua professione per mantenere il Gino Bonfanti, uno di quei “bei mori”
per i quali perde la testa ma di cui, alla fine, riuscirà a liberarsi.
È una storia d’amore e di riscatto, che Laura Marinoni porta in scena trasformandola in
una cantata teatrale grazie alla complicità del pianista Alessandro Nidi, tra brani di musicisti
come Enzo Jannacci, Leo Ferré e Claudio Monteverdi.
Mi sembra di conoscerla, la Gilda. E la lingua stupefacente con cui l’autore la fa parlare,
come un torrente in piena; quella vitalità senza freni che racconta la fatica di sopravvivere
e la passione incontenibile per il sesso sì, ma soprattutto per l’amore. Ho tanta voglia di
farla vivere, questa Atomica dei quartieri bassi, che si vende per far uscire di galera il suo
Gino e poi viene scaricata proprio in ragione del suo darsi intorno.
Mi assomiglia la sua tenacia, la sua purezza.
“Gli uomini! Che meraviglie, madonna. Ma che schifo!”
Laura Marinoni




