Tre,sapientemente intrecciati da Shakespeare, i temi principali di questo dramma ambientato in un mondo fuori di sesto. Il primo, antichissimo, è quello del governatore della città che, travestito, s’avventura tra il popolo per sentire quello che la gente pensa di lui. Il secondo è un classico caso di ricatto sessuale frequente nella novellista europa del XVI secolo con numerose variazioni successive: Isabella, novizia in un convento, potrà infatti salvare il fratello condannato a morte solo se si concederà al governatore a cui lei chiede d’intercedere per lui. Il terzo, preso di sana pianta dal Decameron è quello del lui-fedifrago che giace a sua insaputa con la sua legittima lei. Tra le curiosità, l’elevato numero di matrimoni finali, ben quattro: evento che contribuisce a dare alla commedia i ritmi e la speditezza di un moderno script cinematografico tra seduzioni, ricatti e violenze sessuali in una Vienna dove Shakespeare è costretto ad ambientare la vicenda non essendoci più, nell’Inghilterra elisabettiana, nè frati, nè monache nè novizie come la virtuosa Isabella. Eppure, in una società ammorbata che ha una forte attrattiva per il male, ” la forza dell’amore e della bellezza silenziosa – sottolinea il regista Paolo Valerio – forse trionferanno sulla schiavitù della paura e dell’istinto. Per ritornare a sognare, nonostante tutto”.




