Gene Gnocchi torna in teatro con uno spettacolo in cui la stralunata comicità che lo
caratterizza da sempre, si mescola con riflessioni a volte sarcastiche, a volte amare.
Un testo che porta Gene in una dimensione di racconto comico, battute che stanno dentro
a un filo rosso che unisce le scene.
Un vecchio ufficio, dimenticato da decenni. Dentro, un capufficio, Gnocchi, e un
assistente, che da anni suona la chitarra mentre protocolla gli atti. Gene Gnocchi lavora
direttamente per conto di Dio, che si esprime, a volte in maniera criptica, attraverso una
vecchia radio. Ma in questi anni, i dubbi del capufficio/Gnocchi sono aumentati, il piccolo
impiegato comincia a mettere in dubbio le scelte del divino principale.
Su questo si snodano i monologhi dell’attore, faldoni che contengono problemi che
sempre lui, il capufficio/Gnocchi, deve risolvere, domande senza risposta, problemi che
attanagliano il mondo surreale di Gene che restano insoluti, riflessioni che violano un confine
tra il quotidiano e l’apocalittico.
Uno spettacolo in cui Gene Gnocchi si misura con il divertimento, la satira,
l’iperbole e l’amarezza.




