Skianto

Una favola amara, un testo spiazzante che mescola rabbia e dolore ad una esilarante ironia. Sul palco un anticonvenzionale, istrionico e intimo Filippo Timi che in una sarabanda di lampi immaginifici e sferzate emotive nell’impasto dolce di una favola pop racconta l’irrefrenabile ricerca di un identità fuori dalla “handicappitudine”.

La disabilità diventa oggetto di rappresentazione, perché porta in scena tutti i desideri impossibili del protagonista: fare il ballerino o il cantante, amare un pattinatore, sognare una vita che non sia una prigione, vivere in maniera normale con gli altri come accade quando si ritrova col nonno che ritiene un eroe, specie quando gli racconta le sue avventure, condite con comicità e paradossi, con le mignotte del paese. Come tutti i sognatori egli dovrà scontarsi con la realtà, ovvero col suo corpo murato in una cameretta dentro la quale scopre quanto la vita sia truccata.

Skianto è la bocca murata. È il racconto di un ragazzo disabile che ha il cancello sbarrato. Io spalanco quella bocca in un urlo di Munch. Gli esseri umani sono disabili alla vita. E siamo tutti un po’ storti se ci confrontiamo alla grandezza della Natura. Esiste una disabilità non conclamata che è l’isolamento, l’incapacità di fare uscire le voci.

Filippo Timi

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

SCHEDA SPETTACOLO

Genere:

Stagione Teatrale:

Attori Protagonisti:

Filippo Timi

Autore:

Filippo Timi

Regia:

Filippo Timi

Attori Non Protagonisti:

Durata:

Ripresa:

Produzione:

Teatro Franco Parenti / Teatro Stabile dell’Umbria

Note: