Zio Vanja

vanja

Appunti per una regia
In una tenuta di campagna c’è una tavola apparecchiata per il tè sotto ad un vecchio pioppo.
Poco più in là, dondola un’altalena.
L’atmosfera tranquilla e serena non rispecchia il tumulto disordinato dei cuori. La vita
quotidiana e monotona che Vanja, sua nipote Sonja, l’anziana maman Marija, Telegin e il
dottor Astrov, conducono in quella residenza di proprietà del professor Serebrjakov, viene
stravolta dall’arrivo dello stesso illustre accademico e dalla sua bellissima seconda moglie
Elena…
Questi personaggi non sono eroi o eroine, ma persone semplici che ci raccontano il semplice
flusso della vita. Della vita di tutti noi. Ed è per questo che ci sentiamo così vicini ed empatici a
queste anime smarrite.
Le loro passioni sono le nostre passioni, i loro slanci, le loro delusioni sono le stesse emozioni che
accompagnano la nostra vita.
Ogni personaggio insegue un proprio pensiero, una propria ispirazione. Ognuno declama i propri
sogni, le proprie sofferenze, che non si incontrano però mai con quelle degli altri personaggi.
Parlano a se stessi. I dialoghi non sono mai un vero scambio, un vero dialogo. I personaggi
sembrano intrappolati in soliloqui che denunciano la loro incapacità di comunicare.
Ogni personaggio anela al bello, al riscatto, all’amore: tutti però incapaci di agire.
Così come in Beckett i due clown Vladimiro ed Estragone attendono Godot, così i personaggi di
Čechov attendono, invano anch’essi, la felicità e un futuro migliore.
I personaggi vivono in una cappa di noia dalla quale non sembrano intenzionati a fuggire.
Vorrebbero fare qualcosa per reagire alla propria insoddisfazione e in alcuni momenti sembrano
anche riuscirci, ma poi ritornano al punto di partenza.
Zio Vanja si può allora definire il dramma delle occasioni mancate, della rinuncia a cogliere
l’opportunità di cogliere le occasioni per cambiare la propria vita.
Zio Vanja è una commedia basata su un vero e proprio meccanismo di inerzia.
“Quando non c’è vita vera, si vive di miraggi” dice zio Vanja.
E allora spesso i personaggi attraverso il bere (vodka o vino) cercano uno stato di ebrezza, di
ubriachezza che dia loro la possibilità di evadere dalla realtà.
Nella commedia si beve molto, ben 17 volte i vari personaggi sono invitati dall’autore a bere.
Attraverso il bere si realizza una vita illusoria, inventata, artificiosa. Si contrappone alla nonvita reale, quotidiana.
Tanto grandi sono i sogni nell’ebrezza dell’alcool, altrettanto grande è l’incapacità di agire nella
vita di tutti i giorni.
All’interno del testo, troviamo un continuo balenio di spunti burleschi e tragicomici: il ridicolo
tentativo di Vanja di uccidere il Professore Serebrjakov con un colpo di pistola, il penoso
tentativo di suicidio dello stesso Vanja con una bustina di morfina, il goffo corteggiamento alla
bella e ambigua Elena da parte sempre di Vanja, le ubriacature notturne, le tante piccole
stranezze che coltivano tutti i personaggi e che li rendono degli amabili stravaganti bislacchi…
Čechov considerava Zio Vanja una commedia, quasi un vaudeville.
“Tu sei il re dei buffoni” dice il dottor Astrov a Vanja.
D’altronde i buffoni, i clown, gli eccentrici, non sono l’immagine della solitudine e della
tristezza?
Uno spazio vuoto.
In primo piano una vecchia credenza ed un tavolo come elementi stilizzati necessari allo
svolgersi delle quotidiane azioni di campagna.
Un velatino quasi sul fondo svela di volta in volta elementi onirici e iperealistici: un’altalena che
scende dal cielo, una botte di vino gigante per l’ubriacatura notturna, un pianoforte che ricorda
l’infanzia di Elena, un albero di beckettiana memoria…
Una messinscena che oscilla tra realismo e onirico.
Tra dramma e commedia.
Tra risate e pianti.
Tra malinconie cecoviane ed energia pura.
Uno spettacolo dove le immagini, i suoni e la recitazione trovano unione nella tragicommedia
della vita.
Roberto Valerio

SCHEDA SPETTACOLO

Genere:

Stagione teatrale:

Attori protagonisti:

Pietro Bontempo, Mimosa Campironi, Giuseppe Cederna, attrice da definire, Massimo Grigò, Alberto Mancioppi, Elisabetta Piccolomini

Autore:

di Anton Cechov adattamento Roberto Valerio

Regia:

Roberto Valerio

Attori non protagonisti:

2 interpreti da definire

Durata:

Ripresa:

SI

Produzione:

Ass. Teatrale Pistoiese

Note: